Tre riflessioni di un ignorante

Progetto senza titolo

Sono ignorante e morirò ignorante. Spazio per i dubbi: zero per cento.

Ci sono settori in cui la mia ignoranza è cronica. Settori in cui, nell’arco di questi 30 anni abbondanti, ho fatto dei progressi minimi.

Fisica, matematica, chimica, medicina, ingegneria. Solo per fare alcuni esempi.


Ma ci sono anche dimensioni nelle quali pensavo di essere discretamente sapiente.

Pensavo!

Invece mi accorgo di essermi illuso di sapere “solo più di qualcun altro” (comparazione molto instabile).

Sono spesso un inconsapevole-ignorante-ambulante. Uno che ha “ampi margini di miglioramento”, come piace dire a mio padre.

(mio padre però non mi ha mai confidato che, oltre a essere ampi, sono anche eternamente incolmabili)


GLI EQUILIBRI DELLE RELAZIONI UMANE

Le persone non capiscono quello che c’è nella mia mente. Non l’hanno mai capito. E la situazione non cambierà.

Ho migliorato molti aspetti della mia qualità comunicativa. Ma devo ancora imparare tanto.

Ad ascoltare, per esempio. In caso contrario, mi aspettano steppe sconfinate o caverne orientate a nord.

Parallelamente, poi, devo continuare a imparare ad esprimermi.

In modo chiaro e soprattutto assertivo. Se no, son cavoli amari e mal digeribili.

“Le parole sono finestre. Oppure muri.”
Marshall Rosenberg

 

L’ALIMENTAZIONE (IN)CONSAPEVOLE

Non c’è nulla che il corpo assimila in modo così profondo come il cibo che viene ingerito.

La questione si verifica tre o quattro volte al giorno. Ogni giorno.

Nel mio caso, significa circa 40.000. Ho mangiato circa quarantamila volte nella mia vita.

Di queste, credo, un buon 90% erano “inconsapevoli negli effetti”.

Cioè, una volta buttato giù, non so come quel cibo si sia relazionato esattamente con le mie cellule.

Negli ultimi anni, le cose sono migliorate: più informazioni, più attenzione, più consapevolezza, più decisione.

(ma quando mi capita di parlare con mia sorella – studentessa di Medicina – la constatazione della mia ignoranza si prende sempre la scena)

“Il cibo che scegliamo, sceglie cosa diventiamo.”
Anonimo

 

IL SUONO SCONOSCIUTO DEL SILENZIO

Senza il suono, sembra che non accada nulla.

Nulla.

L’immersione nei suoni trafficati, quotidiani, cittadini, lavorativi, contemporanei è convenzionalmente ritenuta normale.

A me è sfuggito un piccolo dettaglio, però.

Dopo aver confuso il “suono” con il “rumore”, mi sono accorto di non conoscere come fa il silenzio.

(per esempio, il silenzio che fa mia madre quando legge un libro con gli occhi)

Me lo dimentico ancora troppo spesso.

“Il mistero del silenzio è che non fa mai lo stesso rumore.”
Texxmat
foto: Sanda Aulic
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3 pensieri su “Tre riflessioni di un ignorante

  1. Laura ha detto:

    A sostegno delle tue riflessioni ecco una nobile citazione: “Giudicate un uomo dalle sue domande più che dalle sue risposte” (Voltaire) – e qui sei più che a posto.
    E per avvalorare la prima: “Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno” (A. Einstein)
    Sugli equilibri delle relazioni umane: le caverne orientate a nord sono il luogo ideale per la resa cromatica, in ambito bohémien vanno via come il pane 🙂 🙂

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    • Enrico Chiari ha detto:

      Laura, i tuoi commenti sono delle autentiche gemme. Forse perché cogli profondamente il senso di un blog come questo: creare le condizioni per leggere, riflettere, condividere o meno, rispondere, aggiungere, ispirare. In ogni caso, andare anche solo un centimetro sopra il nulla. Grazie

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