La leadership umanistica

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Giovedì 30 novembre ho avuto una grande fortuna. Non mi capita tutti i giorni di partecipare a un incontro (facilitato) sulla leadership umanistica. Per di più, in un contesto aziendale.

Eravamo in 14 all’interno di ARTU, spazio creativo realizzato quest’anno dall’azienda COMIN di San Quirino (PN). Imprenditori, imprenditrici, consulenti, mediatori e operatori sociali: tutti accomunati da un’evidente curiosità, una volontà di condivisione e una ricerca di innovazione pratica.

Io ero lì perché alcune occasioni “me le vado a cercare”. Avevo conosciuto il titolare dell’azienda, Andrea Bravin, lo scorso giugno durante un convegno. Da lì, abbiamo semplicemente mantenuto i contatti.

Il suo merito è stato quello di organizzare un incontro (già il secondo di questo tipo) per aggregare professionisti dell’imprenditoria locale, in una chiave di condivisione attiva di idee, progetti e buone pratiche già in uso.

L’incontro è stato facilitato ottimamente dallo stesso Bravin, da Filippo Vanoncini e da Eleonora Ceschin. Ed è stato caratterizzato da 4 fasi:

# Connessione

L’inizio è stato pensato in modo da darci l’opportunità di far emergere l’aspetto personale, ancor prima di quello professionale.

La presentazione, ovviamente in cerchio, ci ha permesso di raccontare qualcosa di “noi”, della nostra “professione” e del “perché” eravamo lì quel pomeriggio.

# Focus

Abbiamo concentrato un’esposizione sintetica dei progetti sui quali stiamo lavorando e delle buone pratiche che stiamo attuando o che vorremmo attuare, nei contesti lavorativi.

Da lì, ci siamo divisi equamente in due gruppi di lavoro: ‘Relazione umana’ da una parte, ‘Open innovation’ dall’altra.

# Esperienza

Le due sessioni, in contemporanea, hanno fatto emergere testimonianze professionali vissute dai partecipanti. Ci siamo focalizzati sulla consapevolezza del cambiamento necessario, sulle nuove abitudini attuate e sulle buone pratiche da continuare a sostenere per un “benessere effettivo”.

# Debrief

Nell’ultima fase, nuovamente riuniti in cerchio, abbiamo sintetizzato quello che era emerso e lo abbiamo inserito in una mappa di facilitazione visuale, volta a dare chiarezza e continuità.

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Io non sono un imprenditore. Non ancora, per lo meno.

Ma se guardo i miei interessi e le esperienze che sto facendo, la leadership umanistica non può che affascinarmi.

Prende spunto dall’economia civile di Antonio Genovesi, dall’umanesimo imprenditoriale di Adriano Olivetti (che ha caratterizzato la rinascita italiana del secondo dopo guerra), dalla psicologia umanistica di Carl Rogers (che ha messo l’uomo al centro di una visione non meccanicistica e deterministica) e dalla mediazione umanistica di Jacqueline Morineau (dove la forza dell’incontro e del riconoscimento superano la prova dell’odio e della rabbia).


La grande occasione che ho avuto è stata quella di poter ascoltare e partecipare. Essere lì, assieme ad alcuni professionisti d’impresa della realtà in cui vivo.

Un grazie sentito ad Andrea Bravin, per un’esperienza da alimentare, ripetere e implementare.

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