Fai quello che ti spaventa

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Credo che ognuno di noi possa vincere la paura, facendo le cose che ha paura di fare.

Eleanor Anna Roosevelt

Potente! Un educato benservito a tutte le zone di comfort. Tutte quelle che non ci servono.

Un invito indiretto a essere audaci, partendo comunque dal primo gradino (non dal cinquantaduesimo…).

Questo pensiero di Roosevelt ha la forma di un cocktail semplicissimo nella sua schiettezza.

Fantastico nella teoria dei mondi sognati. Terrorizzante nella pratica delle realtà vissute.


Mi ha fatto ricordare di quando avevo paura di essere pronto.

Beh anche adesso ho paura di essere pronto. Solo che è molto diminuita. Cioè le sto dando meno importanza.

Una volta non mi davo il permesso di provare. Quasi per nulla.

I successi personali (ripeto: personali, non convenzionali) erano scarsi. Oasi nel deserto, per intendersi.

Se la mia vita era una storia da raccontare ai bimbi, il timore di sbagliare era l’antagonista.

Si frapponeva tra l’Enrico ‘già descritto in partenza’ e l’Enrico che voleva ‘diventare se stesso’.

E questo antagonista vinceva quasi sempre.


Una volta avevo paura di accettare l’inesperienza.

Come se tutti gli altri già sapessero. Già sapessero scegliere. Già sapessero fare.

Già arrivassero all’inizio, non al traguardo.

Seeeee, come no. Avevo fette di prosciutto sugli occhi e autostima con le gomme bucate.


Nel frattempo, però, qualcosa è cambiato.

Ainda bem‘ dicono i portoghesi (meno male in italiano).

Sì, meno male. Perché oggi non mi sento ancora pronto a fare molte attività che intraprendo.

Per questo le faccio.

Le faccio perché adesso mi porto nello zaino un motivo. Una stella che mi rassicura e mi fa sentire non speciale.

NON speciale.

Il motivo è semplice: non ho tutto sotto controllo.

Faccio cose che mi spaventano perché, oltre la paura, ho un atteggiamento che continua a condurmi in luoghi impensabili.

Impensabili, per una mente solo razional-lineare.

Impensabili per una mente che si aspetta di trovare esperienza e certezza, all’inizio di una storia.

ph. Michele Vanzini

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