Not on the CV

Progetto senza titolo-5

Il CV.

Detto anche curriculum.

Detto anche ‘pezzo di carta clamorosamente sopravvalutato’.

Detto anche ‘non serve a nulla, se non racconta nulla’.

Detto anche ‘distinguiti dalla massa, non copiare pari pari le keywords di tuo cugino’.


Ok, dicevamo…il CV.

Un mix compatto che contiene la lista di ciò che abbiamo studiato, frequentato, imparato, esperito, provato, fatto, concluso, ecc.

Un mix che dovrebbe aiutarci a trovare lavoro (ma no, santa polenta: siamo NOI che ci aiutiamo a trovare lavoro).


Il CV, ad oggi, non sappiamo esattamente se serva ancora.

Quelli che fanno business d’alto livello ormai lo considerano un souvenir.

Quelli che il lavoro ce l’hanno da tempo, non si ricordano neanche più cosa sia.

Quelli che il lavoro lo bramano e hanno contratti che scadono ogni 3 mesi, lo trattano come un totem.


Ma anche no. Non sempre.

Perché nella pratica, succede che ci sfuggano dei dettagli. Essenziali.

[spiego]

Mi è capitata sotto mano qualche decina di CV di donne e di uomini (non dirò come nemmeno sotto tortura).

Bene: il risultato non mi ha sorpreso affatto.

Non mi ha sorpreso perché a scuola ci insegnano tutto, ma non ci insegnano a fare un CV.

E se non lo impariamo a scuola, o lo impariamo per conto nostro, o chiediamo aiuto a qualche amicizia fedele oppure a 40 anni ci presentiamo – in cartaceo – come farebbe un dodicenne.


Purtroppo ho visto in serie:

Errori di punteggiatura con alta probabilità di denuncia (da parte della lingua italiana).

Informazioni obiettivamente inutili.

Senso dello spazio sul foglio da incubo.

Grandezza delle lettere da perderci la vista.

Scelta del font da film horror o da film francese che dopo 10 minuti dormi.


Ma soprattutto, ho visto le foto.

Ho dovuto vedere le foto.

O meglio, le foto hanno visto me che le guardavo.

E devono aver capito che non c’era attrazione fatale.

Perché in quelle foto, si vede tutta l’inconsapevolezza masochista del non sapersi presentare.

Il masochismo sta nella non professionalità trasmessa.

Purtroppo, se usiamo quelle foto, generiamo un unico immediato effetto: allontanare il potenziale selezionatore da noi.

E non è quello che volevamo.

La foto profilo è una. Quindi abbiamo una possibilità, non 57 (e questo vale anche per i meravigliosi social network).


Quindi, prima di imparare:

  • a ‘buttare giù su carta’…
  • a scegliere parole come fossero rose…
  • a decidere informazioni utili e meno utili…
  • a raccontare CHI siamo…
  • a trasmettere emozioni o almeno a provarci…
  • a essere fonti di originalità evidente…

scegliamo una foto che ci rispetti.

E ricordiamoci il valore immenso che abbiamo e che possiamo esprimere.

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