Ichijin (folata di vento)

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Il garage aveva bisogno di una ripulita

e la porta difettosa andava per forza cambiata.

Non avevo baciato mia moglie, quella mattina,

e non avevo giocherellato con Egon, il mio golden retriever.

Il libro avevo appena cominciato a scriverlo, pensa,

e quei jeans fighissimi li avevo appena comprati.

Le vacanze non le avevo prenotate in anticipo, stavolta,

e mio fratello sarebbe venuto a trovarci a Natale.

L’ultima volta ti avevo salutato di fretta

e, scusami, non ti avevo più scritto per quel progetto.

Mio figlio mi aveva spiegato il significato di “friendzonare”

ma non avevo avuto il coraggio di indagare oltre.

Avevo appena cominciato a bere il caffè senza zucchero, giuro,

e mi ero da poco interessato al Brazilian Jiu-Jitsu.

Avevo scoperto come togliere le spunte blu di WhatsApp

e forse, ma dico forse, mi sarei tagliato i capelli.

Enrico Chiari

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Il tempo sta passando

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Non torneranno più queste cose,

allo stesso modo.

Non tornerà più lo stesso me,

uguale a me.

°

Un velo di malinconia

appare sul tuo volto.

Un attimo fa l’hai capito

pure tu,

che la fine è compresa nel gioco.

Anche se capire,

letto al contrario,

è solo riflettere

tra un sorso di vino e

un altro.

°

Viviamo in soffi di vento,

dilatati da

risate fragorose

e ristretti da

pianti di dolore.

°

Noi siamo stelle cadenti,

che per qualche motivo

si credono ferme.

Noi siamo stelle cadenti che

si muovono in un luogo

definito Qui,

per un arco di tempo

chiamato Adesso.

°

La vedi quella donna

ancora bellissima?

Il suo fascino ha deciso di restare,

ma la giovinezza è una rondine migrata.

 °

La noti la ruggine

che mangia gli attrezzi antichi?

Un tempo erano capolavori in ferro

per il lavoro sacro di tuo nonno.

 °

Ricordi tua madre

quando cuciva i buchi nei calzini?

Quella era arte che sarebbe

diventata ricordo.

 °

Così il tempo sta passando.

Non torneremo mai più noi,

uguali a noi.

E da stupirsi non c’è nulla.

Enrico Chiari

foto: Sanda Aulic

Radice quadrata di amore

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L’amore è un numero. L’amore che provi, intendo.

Prima però, c’è quello che hai “indipendentemente”.

L’amore di cui parlo qui, esiste da sempre.

Da prima ancora che i nostri ricordi venissero inventati.


Come me, tu ce l’hai anche senza qualcuno da chiamare “amore”.

È l’amore che hai a priori. Senza condizioni.

Quello lì.

L’amore che hai senza dipendere, senza inseguire, senza dover essere.

Anche senza pensare.

L’amore che senti.


E se in questo momento non è proprio così, nessun problema.

È soltanto un po’ scarico.

Resta in attesa di nuova energia, anche se alcuni tuoi pensieri dicono il contrario.

Ma che te ne fai di quelli? Lasciali perdere.


L’amore che dimostri è un numero.

Il tuo amore incondizionato è la sua radice quadrata.

E ce l’hai da sempre.

Come me.

foto: www.isorepublic.com

Gli elementi invisibili

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Ogni tanto, mi accorgo ancora di loro.

Sono gli elementi invisibili.

Della nostra vita.


La tua serenità percepita e quella delle persone a cui vuoi bene.

I minuti di tempo libero che riesci ad dedicarti.

La quantità di cose che i tuoi figli imparano, senza che tu te ne accorga.

La loro creatività applicata al reale.

La TUA creatività applicata al reale.

La velocità dei battiti del tuo cuore, quando io ti abbraccio.

Il numero delle tue poesie che fanno innamorare la gente.

La profondità delle domande nelle tue conversazioni.

Il conteggio dei tuoi sorrisi.

La percentuale di benessere che generano i tuoi spettacoli teatrali.

Il numero delle forme della tua intelligenza.

La quantità d’amore di cui sono fatte le tue cellule.

La MIA (incalcolabile) gratitudine per Fabrizio De Andrè.


foto: http://unispidocafe.blogspot.it/

Bando intollerante per il 2017

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Annuncio: sono usciti i risultati per l’ammissione al 2017.

Ricordiamo ai partecipanti che i requisiti erano stati espressamente indicati nel bando e che, essendo intollerante, non sarà accolto alcun ricorso.

°

Così come l’anno scorso, NON SONO STATI AMMESSI:

Il vino rosso troppo freddo.

Il “piuttosto che” usato alla boia d’un Giuda.

La solitudine della domenica sera d’inverno.

La frase “Di qualcosa bisogna pur morire”.

I clacson usati come fossero cartellini rossi in mano ad arbitri repressi.

I bagni coi portasapone SENZA sapone.

La chiusura di telefonata con “Ciao..ciao..cia cia cia ciao”.

I camerieri che dicono: “Purtroppo la panna cotta ai mirtilli l’abbiamo finita”.

Chi dice “eh immagino” o “ti capisco”, ma non sta né immaginando né capendo.

Quelle ragazze davvero splendide ma… già fidanzate (vedi alla voce: sveiate prima!).

Il cellulare che, volendo chiedere attenzione, si illumina al cinema durante i film.

I commessi/le commesse che non hanno capito che l’assenza di sorriso non è un dettaglio trascurabile.

La frase “Io non mi interesso di politica”, pronunciata pure con orgoglio.

°

SI AGGIUNGONO ALL’ESCLUSIONE:

La sensazione di leggera ansia per aver compiuto 31 anni (ma no figurati, mica parlo di me).

La birra tiepida versata nei bicchieri di plastica.

Il suono del 99% delle sveglie.

Il re dei “tirapacchi” che non si farà vedere manco stavolta (Babbo Natale).

I tifosi di calcio che, invece di tifare, insultano arbitro e avversari.

I pezzi di pasta cotta che, offesi per non essere stati girati col mestolo, rimangono incollati in fondo alla pentola.

Il 99% della pubblicità che si sente in radio.

I miliardi di mozziconi di sigarette caduti, accidentalmente, per terra.

L’eccessiva e scandalosa distanza geografica tra Pordenone e il Sud Italia (soprattutto d’estate).

I musi lunghi.

Il tempo che perdo nelle cose inutili.

La mia mancanza d’ascolto per le tue parole.

foto: www.unapozzanghera.it

Io Divento

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Mi sono stancato di essere.

È così noioso essere e basta.

Essere già,

rimanere uguale

e non aver nulla di nuovo

da raccontare.

Mi sono stancato di essere

e ho deciso di DIVENTARE.

Diventare quello che sono.

Quello che prima non ero.

Quello per cui non mi conoscevi.

Anche se invece

lo sono da SEMPRE.

Enrico Chiari


foto: www.lacopertadimaya.altervista.org

L’abbraccio smarrito

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La media dei nostri abbracci è molto bassa.

Vorrei alzarla.

Mi dai il permesso di abbracciarti?


Non ho detto sorriderti…

Non ho detto stringerti la mano…

Non ho detto nemmeno darti una pacca sulla spalla.

Ho detto proprio ABBRACCIARTI.


Potrebbe anche farti paura.

Potresti anche dirmi di no.

Ma potremmo anche volerci bene davvero.

Enrico Chiari

foto: www.scuolazoo.com

Tieniti l’immortalità

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Non mi interessa l’immortalità, Lucifero.

A qualunque prezzo tu intenda offrirmela.

Puoi tenertela.

 *

Voglio la consapevolezza.

Sì, hai capito bene.

Voglio diventare un collezionista instancabile di frammenti di consapevolezza.

*

Ne trovo un pezzo ogni giorno, conoscendomi più a fondo.

 Durante i viaggi di crescita personale.

Nelle parole che ascolto.

Nella realtà che osservo.

Nei gesti delle persone con cui mi relaziono.

*

Sai che ti dico, Lucifero?

È proprio per la finitezza della vita, che io continuo a cercare.

Altro che immortalità!


 

Foto: it.forwallpaper.com

Il fascino discreto di settembre

Franciacorta_paesaggio 1_ph F.Cattabiani

Mi piace settembre.

Mi gusto il caldo, come una scorta che andrà ad esaurirsi.


Tu dici sempre quella frase. “Non voglio che l’estate finisca”.

Ma quanta ne vorresti?

E poi penso che i Tropici “sempre al caldo” siano sopravvalutati.


I bambini  indicano ai genitori quali sono i quaderni da acquistare per la scuola.

Il “sì va bene” stavolta ha buone possibilità di successo.

Alcuni bimbi annusano l’odore delle pagine. Altri non resistono e iniziano a usare i pastelli colorati (anche prima di passare alla cassa).

Questo è l’unico periodo dell’anno in cui, per loro, le cartolerie riducono un po’ il gap che hanno con le pasticcerie.


Molte giovani donne, tra luglio e agosto, sono diventate dei fiori.

Non so quando l’abbronzatura passerà di moda. Per adesso, non pare proprio.

La calamita per gli occhi ha una formula precisa: la pelle resa più scura dal sole + un sorriso spontaneo + l’accenno di un passo di danza.


A settembre inizia veramente l’anno.

E se tu vuoi (ri)cominciare un percorso, senti la freschezza del momento giusto.

Non è fantasticheria. È quel fresco che ti sprona.

Lo stesso che ci costringe a mettere un maglioncino, di sera.


Mi piace settembre.

L’estate comincia a fare i bagagli. Ma tanto tornerà l’anno prossimo.

Io le propongo un bicchiere di vino insieme.

Lei ferma il tempo e mi fa ancora un po’ di compagnia.

Foto: http://www.buonricordo.com

Io merito di più

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È pieno dappertutto. È pieno di persone che si sono disabituate a ricevere affetto. Così, quando capita nuovamente, sembra che lo rigettino timidamente. Proteggendosi nel silenzio, oppure mostrando un’insofferenza stranita.

È pieno di persone che non si lasciano abbracciare. Sono rigide e dentro tremano ad occhi chiusi. Rimangono bloccate, nella speranza di non essere toccate da alcuna carezza.

È pieno di persone che hanno dimenticato la bellezza del loro sorriso. Pur avendo molti specchi, hanno smarrito quello che riflette il loro volto quando incontrano altre persone.

È pieno di persone che hanno il terrore di fare “una cosa diversa” dal solito. Perché quella cosa metterebbe in discussione “il solito”. E offrirebbe una chiave per quelle prigioni trasparenti che sono le abitudini.


Allora un bambino mi chiede: “Chi sono quelle persone?”.

Non posso mentirgli nell’incoerenza. Così gli dico: “Sono io quelle persone”.

Lui capisce alla perfezione. Anche quando gli dico che, se quello che abbiamo oggi è sofferenza, ansia e dubbio, noi non li meritiamo.

Non meritiamo di rimanere incatenati nei nostri tormenti.

Meritiamo invece di volerci bene, di dire “no” ogni tanto, di cambiare rotta d’un tratto, di liberarci dalla fanghiglia, di elevarci in aria, di evolvere spiritualmente, di morire più volte per rinascere (che magari sembrano le parole di un fessacchiotto che scrive sul suo blog, ma fanno esattamente la differenza tra la vita che vorresti vivere e quella che vivi davvero).

Un abbraccio a te.

foto: www.qefes.net